Multa da autovelox, da adesso devi pagarla anche senza omologazione: la nuova sentenza che fa discutere e che ribalta tutta la situazione.
Per anni è stata una convinzione diffusa, quasi una certezza: esisteva un dettaglio tecnico capace di ribaltare completamente una situazione sfavorevole. Un appiglio legale che molti consideravano una vera ancora di salvezza.
Multa da autovelox, anche senza omologazione devi pagare: la nuova sentenza Elettroaffari.it
Bastava individuarlo, farlo valere nel modo giusto, e tutto poteva cambiare. Migliaia di persone si sono affidate a questa strategia, convinte che fosse sufficiente per ottenere ragione. Ma qualcosa, di recente, è cambiato. E lo scenario, oggi, appare decisamente diverso. Negli ultimi anni, diverse pronunce avevano rafforzato una linea interpretativa ben precisa: per essere pienamente valido, un determinato strumento doveva rispettare un requisito considerato fondamentale.
Il cambio di rotta che sorprende tutti: ecco cosa cambia se prendi una multa da autovelox
Non solo: anche tentativi di “reinterpretazione” da parte di organi amministrativi erano stati messi in discussione. Il motivo? Nel nostro ordinamento, le regole non possono essere modificate da semplici indicazioni interne, soprattutto quando esiste una norma chiara a stabilire condizioni precise. Questo aveva portato molti a credere che, in assenza di quel requisito, qualsiasi provvedimento potesse essere facilmente annullato. Poi è arrivata una decisione destinata a far discutere. Con un recente intervento, la Corte di Cassazione ha ridefinito i confini della questione, introducendo un criterio completamente nuovo. Ed è qui che emerge il vero tema: le multe per eccesso di velocità rilevate tramite autovelox.
Il cambio di rotta che sorprende tutti: ecco cosa cambia se prendi una multa da autovelox Elettroaffari.it
Secondo questo nuovo orientamento, una sanzione può essere considerata valida anche se il dispositivo utilizzato non è formalmente omologato. Ciò che conta davvero, infatti, è un altro elemento: la corretta taratura e i controlli periodici dell’apparecchio. Il caso concreto riguarda un’automobilista sanzionata due volte nel giro di pochi giorni. Dopo una prima vittoria, la situazione si è ribaltata nei gradi successivi di giudizio, fino alla conferma definitiva: le multe erano legittime.
Il principio chiarito è netto:
l’amministrazione deve dimostrare che lo strumento sia stato verificato e calibrato regolarmente
i controlli devono essere effettuati con una certa frequenza (non oltre i 12 mesi)
la funzionalità del dispositivo conta più della sua formale omologazione
Questo cambia radicalmente le prospettive per chi vuole fare ricorso. Se prima bastava puntare su un vizio formale, oggi serve entrare nel merito tecnico.
In altre parole, non è più sufficiente cercare un cavillo: bisogna dimostrare che qualcosa, nel funzionamento concreto del dispositivo, non fosse in regola. E questo rende tutto decisamente più complesso.