Guida alla Risoluzione Video: Cosa Significa 720p, 1080i e 1080p? (2/2)

di samuele

Guida alla risoluzione videoNella prima parte di questa guida abbiamo visto cosa si intende per “risoluzione video” e da dove ha origine questo termine. Abbiamo inoltre approfondito il significato di “scansione interlacciata” e “scansione progressiva” tentando di cogliere i vantaggi e gli svantaggi delle due soluzioni proposte. Abbiamo inoltre accennato ai problemi legati ai driver proprietari e della scelte fatte da Windows per gestire le diverse risoluzioni sui diversi monitor in commercio. Oggi, in questo secondo articolo, vogliamo vedere meglio cosa si intende per “proporzione”, e il senso dei vari numeri. Perché 720p, 1080i e 1080p significano molto di più.

Cosa sono i numeri?

Immagine generica sulla risoluzione dei video

Magari Carl B. Boyer o John D. Barrow hanno anche la loro idea in proposito ma non coincide di certo con quella che esporrò ora. Perché i numeri 720 e 1080 non sono solamente delle entità astratte ma anche dei codici ben precisi. Sì, codici per comprendere alcune caratteristiche dei monitor e degli schermi. Codici che uniti alle due “lettere magiche” I e P hanno un significato ben preciso.

Perché un codice? Bé, un po’ perché l’animo umano è pigro, un po’ per esigenze di marketing. In pratica, quando i televisori e gli schermi ad alta definizione divennero comune i produttori si posero un problema: come spiegare le varie caratteristiche in poco tempo e con chiarezza? La soluzione è arrivata con queste tre sigle, per l’appunto. Ma cosa significano? Questo:

  • 720p = 1280 x 720 pixel, in formato 16:9 con aggiornamento a scansione progressiva
  •  1080p = 1920 x 1080 pixel, in formato 16:9 con aggiornamento a scansione progressiva
  •  1080i = 1920 x 1080 pixel, in formato 16:9 con aggiornamento a scansione interlacciata

Penso sia comprensibile la scelta di preferire tre sigle a tutte queste parole, no?

E’ tutta una questione di proporzioni

Immagine sulle proprorzioni video

Qualcuno magari si sarà incuriosito di alcuni termini usati in queste definizioni: cosa vorrà mai dire “formato 16:9“? Bé, tanto per cominciare si tratta di un rapporto che indica l’altezza dello schermo in rapporto alla sua larghezza. O, in altre parole, se lo schermo è lungo 16 allora dovrà essere alto 9. Perché?

Ho già accennato qualcosa nel primo articolo: la tecnologia ha una sua evoluzione. All’inizio il rapporto era 4:3, perché questo era il formato con cui venivano girati i primi film. Quando nasce la televisione il rapporto venne mantenuto uguale per poter imitare lo schermo di un cinema. Ma l’evoluzione della cinematografia è stata rapida e i film cominciarono a essere girati in “widescreen”. E qui cominciarono i guai.

Ve li ricordate i film western che vedevamo da bambini? Sicuramente ci avrete fatto caso, quando li trasmettevano in televisione apparivano due bande nere, una in alto e una in basso. Era uno stratagemma per poter vedere i film anche in TV senza dover deformare le immagini. In pratica veniva imitato il rapporto cinematografico anche sull’apparecchio domestico. E quando non c’erano le “righe nere”? Il più delle volte veniva trasmessa solo la parte centrale della pellicola, quella che poteva entrare nelle proporzioni della televisione. E i margini scomparivano, a volte con degli effetti comici e surreali.

Per molti, molti anni la situazione è stata questa. Un po’ alla volta, per fortuna, la tecnologia è migliorata e i produttori hanno cominciato a vendere monitor e televisori “widescreen”. Oddio, i primi erano solamente dei 4:3 allungati, delle cose abbastanza inutili e a mio avviso dannosi. Poi, però, si è arrivati al rapporto 16:10. Non esattamente il rapporto perfetto ma molto meglio rispetto a prima.

Ma non siamo ancora alle proporzioni di oggi. Il 16:9 inizia a imporsi come standard a partire dal 2010 quando i televisori ad alta definizione vedono un vero e proprio boom. Il risultato è un proliferare di schermi, monitor, televisori con questo rapporto. E qui azzardo una previsione: probabilmente sarà uno standard destinato a durare. Perché? Perché le trasmissioni televisive, e le pagine web, si stanno rapidamente adattando a questo rapporto, e pare proprio con buoni risultati. Al momento riuscire a trovare, in un negozio, televisori e monitor in 16:10 è difficile, e più passerà il tempo più diventerà impossibile.

Tutto questo discorso però non è fine a se stesso. Perché? Perché la risoluzione di un display è fortemente vincolata dal formato del monitor. In pratica alcune risoluzioni non funziono su schermi 4:3, e viceversa altre non si adattano ai 16:9. Ad esempio, lo schemino qui sotto riporta le risoluzioni più comuni e il rapporto a cui sono adatte.

  • Rapporto di 4:3 – risoluzioni: 640 × 480, 800 × 600, 960 × 720, 1024 × 768, 1280 × 960, 1400 × 1050, 1440 × 1080, 1600 × 1200, 1856 × 1392, 1920 × 1440, e 2048 × 1536.
  • Rapporto di 16:10 – risoluzioni: 1280 × 800, 1440 × 900, 1680 × 1050, 1920 × 1200 e 2560 × 1600.
  • Rapporto di 16:9 – risoluzione: 1024 × 576, 1152 × 648, 1280 × 720, 1366 × 768, 1600 × 900, 1920 × 1080, 2560 × 1440 e 3840 × 2160.

Le dimensioni contano?

Immagine generica sulle dimensioni di un video

Uno schermo TV in 4:3 può essere adattato al formato 16:9 inserendo le famose barre nere, ed è una cosa con un suo senso. Non ha senso, invece, questa operazione su un PC. Perché? Quando scriviamo su Word, o navighiamo in rete non c’è nessun problema, il contenuto si adatta automaticamente in base allo spazio disponibile. E quando guardiamo un film penserà a tutto il nostro lettore multimediale.

Una cosa di cui dobbiamo tenere conto, e bene, è la capacità di un monitor di visualizzare le immagini ad alta risoluzione. Più ancora delle dimensioni? Sì, più ancora. Maggiore è la risoluzione e più piccole appariranno le immagini sullo schermo. E c’è un punto, a risoluzioni alte, in cui il testo sarà così piccolo da non essere nemmeno leggibile. Su un monitor grande è possibile avere una risoluzione molto alta, ma se la densità di pixel non è sufficiente otterremo comunque delle immagini illeggibili. Cosa che si concretizza, nella maggior parte dei casi, in un messaggio di errore di Windows che ci avvisa: il sistema non è in grado di gestire quella risoluzione del monitor.

In parole povere? Non aspettatevi miracoli da un monitor a basso costo. Alla fine quando si tratta di schermi ad alta definizione la qualità si paga. Tutta.

Che confusione!

Immagine del desktop di un PC

Sì, lo so. Ho usato molti termini tecnici, e sigle, e spiegazioni. Non mi stupirei di aver fatto fare confusione a qualcuno, e me ne scuso. A mia discolpa, parziale, va però precisata una cosa: negli ultimi 10-15 anni gli schermi sono cambiati molto, e la situazione non si è ancora stabilizzata del tutto. Già l’esistenza di schermi 1080p e 1080i è illogica: basterebbe che tutti i produttori optassero per la stessa soluzione e ci risparmieremmo già metà di questa guida. Ma questa è la realtà, ed è quella con cui dobbiamo fare i conti. Almeno finché non si imporranno gli schermi olografici (che qualche produttore sta veramente sperimentando, con risultati alterni).

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